SEMI DI POMPELMO - CITRUS PARADISI MAC FAYDEN


Famiglia: Rutaceae
Pianta officinale, alimentare
Parte utilizzata: semi

PRINCIPI ATTIVI
composti polifenolici quaternari; ac.ascorbico; aminoacidi

PROPRIETA'’
I semi di pompelmo contengono bioflavonoidi e naringina, isosakuranetina, neoesperidina, esperidina, diidrocanferolo, quercetina, canferolo, apigenina rutinoside ecc. Piu alcune proteine. L' estratto viene ricavato dai semi e dalla polpa disidratata. Per l' estrazione vengono impiegate glicerina o grasso di cocco, non si tratta di una semplice estrazione, ma di una serie di processi durante i quali si formano nuovi legami chimici. Per esempio i bioflavonoidi vengono trasformati in legami quaternari, questi legami esercitano una potente azione inibente verso i batteri, funghi, parassiti e alcuni virus, mantenendo una tossicita' estremamente bassa nei confronti dell' uomo e degli animali come dimostrato in numerosi studi e test di laboratorio.
I risultati delle ricerche indicano che l'estratto dei semi di pompelmo agisce su 800 ceppi di batteri fra i quali: salmonella, e. Coli, vibrio cholerae, staph, strep, lysteria, shigella dysenteriae, clamydia etc., virus, su circa 100 ceppi fi funghi e molti parassiti monocellulari. Dagli studi effettuati risulta che l' estratto dei semi di pompelmo esercita attivita' antimicrobica a una concentrazione di 1 a 1000. Un gruppo di ricercatori nel 1989/90 provo' la loro attivita' su 773 ceppi batterici e 93 ceppi di funghi e fece un confronto con 30 antibiotici e 18 antimicotici. Il risultato fu che' lazione dei semi era uguale a quella delle altre sostanze esaminate. Ricerche scientifiche hanno dimostrato che il limite oltreil quale si rischia l'intossicazione e' 4000 volte superiore alla dose normale di 10-12 gocce. Un individuo di 80 chili ne dovrebbe ingerire 1,3 litri per avere una intossicazione.
L'estratto allegerendo, grazie all' azione antimicrobica, il lavoro del sistema immunitario contribuisce a rafforzarlo. Generalmente non genera allergie , ma le persone con allergia verso gli agrumi potrebbero essere sensibili all' estratto di semi di pompelmo. L'estratto e' impiegato nelle forme influenzali, nelle infezioni gastrointestinali da batteri , virus e funghi, nelle parassitosi, nelle ulcere e gastriti sostenute dall' helicobcter pylori, nel trattamento della candida( saccaromiceta che normalmente si sviluppa nell'intestino senza provocare danni , se il sistema immunitario si indebolisce, questo fungo puo' proliferare e emigrare in altri organi come rene, polmoni, pelle e altre mucose causando notevoli danni. Ad esempio, flatulenze, colite, ulcere dell'apparato digerente, disturbi femminili come dolori mestruali, fibrosi, disturbi maschili, come prostatite, allergie, asma, sinusite ecc. Questi disturbi vengono provocati dalle tossine della candida che ne produce circa un centinaio. Una di queste, puo' provocare alterazioni ormonali, altre ai nervi, inoltre la candida puo produrre alcool. Le diverse tossine sovraccaricano inoltre il lavoro del fegato.

INDICAZIONI
Infezioni batteriche da samonella, e.coli, vibrio cholerae, staphilococchi, streptococchi, lysteria, shigella dysenteriae, clamydia; affezioni intestinali da protozoi (entamoeba hystolytica, giardia lambia)¨; infezioni vaginali croniche da candida; malattie da raffreddamento, influenza; disturbi del tratto gastro intestinale (colite ulcerosa, soprattutto se associata alla presenza di patogeni quali shigella, giardia lamblia, amebe)¨ "diarrea" del viaggiatore, come preventivo e curativo; squilibri della flora intestinale (in associazione con lactobacillus acidophylus, lactobacilus rhamnosus, bifidobacterium); potenziamento delle difese immunitarie (in associazione con estratti di echinacea, uncaria,tabebuia, astragalo.

NOTE
Ricerche tossicologiche confermano che gli estratti dei semi di pompelmo non presentano alcuna tossicità alle dosi consigliate né a breve né a lungo termine. Soltanto il 3-5 % dei pazienti non tollera bene l'acidità tipica dell'estratto. In questi casi si consiglia di assumere l'estratto a stomaco pieno iniziando il trattamento con il dosaggio minimo, per poi aumentarlo.Sconsigliato agli allergici agli agrumi
Ld50: 5000 mg/kg

CURARSI CON IL MAGNESIO

Il documento che segue merita di essere letto e preso in considerazione, tuttavia prima di intraprendere una simile cura é opportuno consultare il proprio medico di fiducia.

Renato Orfei mi ha scritto Leggete anche qesta pagina

 

UN RIMEDIO STRAORDINARIO CONTRO UN MALE INCURABILE E ALTRI MALI

di Padre Beno J. Collegio S. Caterina - Prof. fisica, chimica e biologia

Le persone ormai senza speranza di guarire dal male detto "becco di pappagallo", dal male al nervo sciatico, mali alla colonna vertebrale e calcificazioni, hanno ora una cura efficace, indolore, semplice non cara.

Allo stesso tempo funziona anche per tutti i dolori causati da carenza di magnesio trascurata, fino alla artrosi.

PREPARAZIONE:

Sciogliere in una brocca 100 grammi di cloruro di magnesio in 3 litri d'acqua (33 grammi per litro). Dopo aver ben mescolato conservare in recipienti di vetro, non nella plastica.
[ Vedi nuovo metodo a fondo pagina]

Una DOSE equivale ad una tazzina da caffè.

LA MIA CURA:

Quando avevo 61 anni, quasi paralitico, 10 anni prima di iniziare la cura, sentivo delle fitte acute nella regione lombare - un becco di pappagallo appunto - incurabile secondo il medico. Ma io rimediai a quel dolore reumatico, che curai con KETACIL, dimenticando allora il becco di pappagallo, che già prima mi dava un peso in più sulla gamba destra.

Trascorsi 5 anni il peso divenne un dolore che, nonostante tutte le cure, continuava ad aumentare. Dopo 2 anni, infine, mi ricordai della causa del dolore: alzandomi male dal letto sentivo un formicolio scendere lungo la gamba fino ai piedi. Se mi sedevo il formicolio cessava, se mi alzavo ritornava. Poteva essere solo quel maledetto "becco di pappagallo" ciò che affliggeva il nervo sciatico alla terza vertebra, e quando stavo appoggiato all'altro piede o se stavo seduto, gli dava sollievo. Allora facevo tutte le mie attività rimanendo seduto il più possibile. C'erano anni in cui facevo tutto stando seduto, meno la messa, un tormento. E rinviavo continuamente un viaggio nell'isola di Marajó dove dovevo completare una rete di radio-telefonia di 40 stazioni in 6 stati. Dopo sei mesi mi misi in viaggio sperando miglioramenti in quell'isola dell'eterna primavera. Ma peggiorai ancora. Celebravo la messa stando seduto, accompagnato dai fedeli. Dirigevo i miei aiutanti a montare i tralicci e installare le antenne dalle cime dei tetti. Senza indugio tornai a Florianopolis da uno specialista con delle nuove radiografie. A quel punto era già diventato un gruppo di "becchi di pappagallo" , con i loro becchi calcificati, duri, in grado avanzato.... Non é possibile fare nulla. Le applicazioni di micro-onde e la trazione alla colonna vertebrale non arrestarono il dolore, al punto di non riuscire a dormire nemmeno disteso. Me ne stavo seduto, fin quasi a cadere dalla sedia per il sonno, quando scoprii che potevo dormire rannicchiato nel letto come un gatto. Certamente solo Dio mi poteva raddrizzare. Mancava poco che non potessi sfuggire al dolore nemmeno seduto o rannicchiato. E allora ? Cosi disperato chiesi aiuto al buon Dio : "Hai visto la tua creatura ? Non ti costa nulla mandare un piccolo aiuto ..."

Provvidenzialmente andai quindi all'INCONTRO DI SCIENZIATI GESUITI a Porto Alegre e Padre Suarez mi disse che la cura era semplice con CLORURO DI MAGNESIO e mi mostrò un libretto di Padre Puig, gesuita spagnolo che lo ha scoperto....e che sua madre era rigida e calcificata come me, però, con questo sale, diventò agile come una ragazza come pure altri suoi parenti. E scherzando mi disse: "Con questo sale puoi morire solamente prendendo un colpo in testa o per un altro incidente.

Subito a Florianopoli iniziai a prendere una dose al giorno tutte le mattine; dopo tre giorni iniziai a prendere una dose al mattino e una alla sera, comunque continuai a dormire rannicchiato fino al ventesimo giorno, quando mi svegliai disteso nel letto senza dolore. Ma se camminavo, ancora quel dolore. Al trentesimo giorno mi alzai completamente sbalordito: "Sarà che sto sognando ?". Niente più mi faceva male e feci persino un giretto per la città sentendo tuttavia quel peso di dieci anni prima. Al quarantesimo giorno camminai per l'intera giornata, sentendo appena un po' di peso. Dopo tre mesi sentivo crescere l'agilità. Sono già passati 10 mesi e mi piego quasi come un cobra.

Il magnesio porta via il calcio dai punti indebiti e lo fissa solidamente nelle ossa. E ancora di più: ha normalizzato le pulsazioni che erano al disotto di 40, quando già pensavo che il cuore stesse segnando il passo. Il sistema nervoso é divenuto calmo, più lucido, il sangue decalcificato e fluido. Le frequenti fitte acute al fegato sono scomparse. La prostata, che fu operata in un primo periodo di cura, ora non mi disturba molto. E altri effetti ancora, tanto che varie persone mi chiedono: "Cosa ti sta succedendo ? Diventi più giovane ?". E tutto questo mi ha ridato la gioia di vivere. Per questo mi sento invitato a ripartire quel "piccolo aiuto" che il buon Dio mi ha dato. Centinaia di persone sono guarite a Santa Caterina dopo anni di sofferenza per dolori vertebrali, artrosi, ecc. e ne mandano anche essi copie ad altri che sono disperati.

IMPORTANZA DEL CLORURO DI MAGNESIO:

Il magnesio produce l'equilibrio minerale che anima gli organi nell'espletamento delle loro funzioni (catalizzatrici), come i reni, per alimentare l'acido urico nelle artrosi, decalcifica fino alle più sottili membrane nelle articolazioni e nelle sclerosi e nelle sclerosi calcificate, per evitare infarti, purificando il sangue; rinvigorisce il cervello, restituisce o mantiene la gioventù, fino alla vecchiaia. Il magnesio é di tutti gli elementi il meno somministrato, come il professore in aula.

Dopo i 40 anni l'organismo assorbe sempre meno magnesio, producendo vecchiaia e dolori. Per ciò deve essere preso secondo l'età :

da 40 a 55 anni 1/2 dose;

da 55 a 70 anni 1 dose al mattino;

da 70 a 100 anni una dose al mattino e una alla sera.

Attenzione: per le persone che vivono in città con alimentazione di bassa qualità (cibi sofisticati e confezionati), un po' di più ; per le persone che vivono in campagna un poco meno.

Il magnesio non crea assuefazione, ma al sospenderne l'uso se ne perde il beneficio. Non si potrà sfuggire completamente a tutte le malattie, i dolori e al naturale decadimento del corpo, ma tutte queste cose saranno molto più attenuate o addirittura eliminate. La maggioranza, tuttavia, si lascerà persuadere dalla pigrizia, invece di godere di una salute radiosa.

Il magnesio non é una medicina, ma un alimento senza controindicazioni, ed é compatibile con qualsiasi cura farmacologia in corso.

La persona adulta ne dovrebbe assumere nei cibi l'equivalente di tre dosi e, non riuscendovi, dovrebbe integrare la dose al di fuori del cibo, per non ammalarsi.

Difficilmente si può oltrepassare il limite di quantità, infatti le dosi indicate per persone da 40 a 100 anni sono quelle minime. Prendete una dose per un dolore soltanto e gli eventuali altri dolori saranno ugualmente guariti perché il sale mette in ordine tutto il corpo.

FORMAZIONI ORGANICHE:

"Becco di pappagallo", nervo sciatico, artrosi cervicali, calcificazioni, sordità per calcificazione: 1 dose al mattino, 1 al pomeriggio e una alla sera.

Dopo guariti é necessario prendere il cloruro di magnesio come prevenzione del male e questo é la dose a seconda dell'età.

ARTROSI: l'acido urico si deposita nelle articolazioni del corpo e in modo visibile nelle dita che si gonfiano. Questo perché i reni non funzionano bene, per mancanza di magnesio. Attenzione perché un rene qualche volta é ormai già rovinato: 1 dose al mattino. Se dopo venti giorni non ci sono miglioramenti e non é guarita la deformazione, prendere 1 dose al mattino e 1 alla sera. Dopo la guarigione proseguire con le dosi per la prevenzione.

PROSTATA: Es. un anziano non riusciva ad urinare. La sera in cui doveva operarsi di prostata gli somministrarono 3 dosi come preparazione. Iniziò subito a migliorare...... e dopo una settimana era guarito, senza operazione. Ci sono casi in cui la prostata regredisce, talvolta, fino a ritornare normale: 2 dosi al mattino, 2 dosi al pomeriggio, 2 dosi alla sera. Riscontrato il miglioramento proseguire con le dosi per la prevenzione.

ACCIACCHI DA VECCHIAIA: Rigidezza muscolare, crampi, tremolii, arteriosclerosi, insufficiente attività cerebrale: 1 dose al mattino, 1 dose al pomeriggio e 1 alla sera.

 

NUOVO METODO PER LA DOSE

L'amico Alessandro mi ha scritto: "...Riguardo la dose io attualmente invece di prepararne una quantità in bottiglia, lo preparo al momento dell'assunzione, ho calcolato un mezzo cucchiaino da caffè in un bicchiere d'acqua, in questo modo è molto meno "cattivo" inoltre dopo alcuni giorni nella bottiglia, ho notato che il sapore peggiora, così invece il problema é risolto..."

 

Il Sign. Renato Orfei in data 07-11-2002 mi ha scritto quanto segue:

La ringrazio del volere diffondere l'uso del cloruro di magnesio, ma devo correggere alcune importanti imprecisioni:

1. in Italia è il dott. Raul Vergini che ha scritto un libro sul magnesio basato sui lavori del prof. Pierre Delbet; forse lo può trovare in qualche ben fornita erboristeria: Raul Vergini, "Curarsi con il magnesio";

2. il prof. Pierre Delbet ha scoperto l'uso della sostanza come stimolante immunitario intorno all'inizio del 1900: i gesuiti non c'entrano affatto e non ne hanno merito;

3. una sintesi relativa al cloruro di magnesio, scritta dal dott. Raul Vergini, può forse (quando l'ho comprato io era in catalogo) essere trovato presso la casa editrice Andromeda Bologna;

4. la dose corretta per il cloruro di magnesio in vendita in Italia è 25 g per litro di acqua, ma il cloruro di magnesio può essere comprato in bustine pre-confezionate da aggiungere a 125 g d'acqua: una bustina è la dose giornaliera (è il sistema che seguo io, anche se circa 3 volte più costoso è tuttavia più

semplice).

 



Ascorbato di potassio


Un sale contro la lotta al cancro. Il cancro si sviluppa a causa di radicali liberi messi in libertà nella cellula dai mitocondri. I mitocondri, con questi radicali liberi, colpiscono il nucleo della cellula (qualcosa come diecimila volte al giorno), cercando di sovvertirlo. A quest’azione si antepone un’enzima (superossido-dismutasi). Se avviene che per stress endogeni, o per condizioni particolari fisiologiche che i radicali liberi riescono ad eliminare l’enzima superossido-dismutasi dalla cellula, si scatena il tumore.

In Italia, entrando nel campo delle cure “anticancro”, vige una legge per la quale nessun farmaco può fregiarsi della nomina di anticancro, questo perché nessun farmaco è in grado di assicurare un sicuro effetto contro la patologia. Nonostante ciò, esistono dei protocolli di cura a cui il malato si sottopone ciecamente per aggrapparsi ad una via di uscita moto incerta. Di solito sentiamo parlare di chemioterapia, radiazioni e ormoni, le quali oltre a non essere di certo effetto, hanno come risultante di debilitare ancor di più il malato; senza tener conto del costo della terapia. La chemioterapia , spiega il Dottor Pantellini in un’intervista rilasciata a Cosco pubblicata in “Individuo, malattia e medicina”, Editrice Andromeda, Bologna 1995, si regge su un assioma, anzi un paradosso: “ciò che fa venire il cancro, lo guarisce”; ed aggiunge: “ nella chemioterapia , la ciclofosfammide non è altro che un iprite chelata che viene introdotta nell’organismo, causa sui tessuti delle reazioni di Feulgen liberando quattro molecole di acido cloridrico….. come si può pensare di curare il cancro con l’acido cloridrico?”.

Purtroppo è l’idea stessa di “cura del cancro” che deve essere cambiata, scartando a priori quelle terapie che sono distruttive per l’organismo. E’ qui che la cosiddetta medicina “alternativa” ci viene incontro, ma facciamo un riassunto cronologico;

Pauling afferma che l’ascorbato di sodio è un buon protettore contro l’insorgenza dei tumori allo stomaco

Dean Burk nel ’69 rileva che l’ascorbato di sodio uccide in vitro le cellule cancerogene ed è senza danno per le normali.

Cameroun e Pauling scoprono che l’ascorbato di sodio inibisce l’enzima ialuronidasi che serve per la riproduzione delle cellule, soprattutto di questo enzima ne hanno un gran bisogno le cellule tumorali.

Stone afferma che somministrazioni di ascorbato di sodio hanno dato risultati più che positivi, fino a casi di completa remissione del male. Si arriva poi all’ascorbato di potassio per caso, cioè quando ad un malato fu consigliato di bere delle limonate con aggiunta di bicarbonato di sodio per alleviare i dolori allo stomaco. Dopo quattro mesi il paziente non presentava più dolori, si scoprì in seguito che per errore aveva aggiunto alle limonate del bicarbonato di potassio. Iniziarono così gli esperimenti per capire cosa nelle limonate reagiva con il bicarbonato di potassio per dare un effetto così benefico. Si scopri così che era l’acido ascorbico la sostanza che, reagendo col bicarbonato di potassio, migliorava le condizioni del malato. Di fatto i pazienti terminali sottoposti al trattamento presentavano un miglioramento della condizione fisica, ripresa dell’appetito e di massa corporea, migliorando così le condizioni di vita. In alcuni casi, la malattia regrediva addirittura. Il Dottor Pantellini inoltre afferma che la guarigione è piuttosto facile nel caso dei malati ai primi stadi, inoltre egli è a conoscenza di molte persone che hanno assunto il prodotto a scopo preventivo, e nessuna di esse fin oggi a presentato la comparsa di fenomeni degenerativi.

E allora perché il discorso non è stato approfondito? <P>

Perché le case farmaceutiche non hanno fatto studi?<P>

Perché la sanità non se ne è interessata?<P>

Forse perché l’ascorbato di potassio è un sale che non presenta brevetto ed ha costi bassissimi; dove sarebbe il guadagno per una casa farmaceutica?

E che ci sia la malasanità non è certo una scoop…. , mi domando quanti interessi ci siano dietro, e sopra la pelle dei malati…….. .

Resta il fatto che questo “miracoloso sale” , ogni volta che è stato usato sia a scopo preventivo che curativo ha dato risultati più che positivi.

Ecco di seguito le dosi consigliate sia a scopo di prevenzione che di cura:


  • per la prevenzione: 2/3 dosi la settimana, da assumersi la mattina a digiuno, per 4/5 mesi; poi interrompere per un mese e ricominciare.

  • Per la cura: assumere 3 dosi al giorno


Una dose di ascorbato di potassio deve essere composta con 0,15g di acido ascorbico + 0,30g di bicarbonato di potassio (KHCO3).

L’ascorbato di potassio è stato al centro ultimamente di un “caso” scientifico che ha diviso gli studiosi ed i medici stessi sull’importanza che tale prodotto riveste per la salute umana.
Il dottor Gianfranco Pantellini, biochimico ricercatore di Firenze, che per meriti scientifici è Membro dell’Accademia delle Scienze di New York e della Società Internazionale di Criochirurgia, ha dedicato la vita allo studio del cancro, fino a giungere alla conclusione che i “geni autoregolatori del chimismo cellulare vengono inattivati nel loro chimismo enzimatico per uno stress di qualsiasi natura”.
Durante la degenerazione cellulare si ha una perdita di Potassio intracellulare con sbilanciamento elettrolitico e questo determina una proliferazione incontrollata delle cellule degenerate. Questa perdita di Potassio risulta decisiva perché è un elemento indispensabile per la regolazione dell’attività metabolica di enzimi e proteine.
Per far fronte a questa situazione ha sperimentato a lungo, su centinaia di pazienti l’Ascorbato di potassio non solo per curare, ma anche per prevenire malattie degenerative, giungendo alla conclusione che questo prodotto dà una protezione del 100% nella prevenzione e nei casi di tumore ai primi stadi ed un aiuto validissimo per la cura ed inoltre che con esso si possono trattare con successo anche malattie autoimmuni, come ad esempio la sclerosi multipla.
Ma che cos’è l’Ascorbato di Potassio?
È un sale che si ottiene mettendo insieme Vitamina C e bicarbonato di Potassio in forma cristallizzata purissima. Esattamente 150 mg di Vitamina C e 300 mg di Bicarbonato di Potassio che vanno sciolti assieme in 20 cc d’acqua.
I due componenti vanno tenuti separati fino al momento dell’assunzione e per evitare problemi ossidativi non conviene utilizzare, durante la preparazione, posate metalliche.
Per prevenire occorre assumerne una dose a giorni alterni mezz’ora prima di uno dei due pasti, per curare invece 3 dosi giornaliere prima dei tre pasti.
Il costo di tale composto è irrisorio.

Per le nostre ed altrui esperienze possiamo consigliare l'Ascorbato di Potassio per l'aiuto di molti problemi di salute quali: febbre, deficit del sistema immunitario, cancro, autoaggressione immunitaria, AIDS, sclerosi multipla o a placche, astenia, orzaiolo, infiammazione dell’occhio e congiuntivite, tromboflebiti, arterite, tendinite, nevrite, distorsioni articolari, borsite, reumatismo articolare, periartrite scapolo-omerale, dolori intercostali, dolori articolari in genere e reumatismi, artrite reumatoide, artrite psoriasica, artrite, artrosi, nevralgia dentaria, gengivite, denti e mal di denti, carie dentarie, candidosi, ragadi anali, afta e stomatite, vaginite, micosi vaginale, mastite, fibroma uterino, cisti ovariche, piastrinosi, psoriasi, lichen planus, herpes simplex, fuoco di Sant’Antonio, foruncoli e pustole, eczema, tosse, raffreddore e sinusite, laringite, faringite, tracheite, mal di gola in generale, influenza, enfisema polmonare, bronchite, broncopolmonite, polmonite, tonsillite, asma, adenoidite, nefrite, cistite.

Per maggiori informazioni e consultazioni private cliccate sul sito sottostante

http://www.pantellini.org/

SILICIO ORGANICO

 

Il silicio organico è un elemento nutritivo essenziale della materia vivente, presente nei tessuti dell’organismo, nelle ghiandole endocrine, nel fegato, nelle pareti dei vasi sanguigni ed in modo particolare nei capelli difficilmente l'alimentazione abituale delle persone garantisce il corretto apporto di silicio organico, la cui perdita favorisce l’invecchiamento precoce

Il silicio organico è una recente scoperta dei francesi Norbert Duffault e Loic Le Ribault, Duffault ricercatore, aveva scoperto già negli anni 50 le proprietà antitumorali del silicio organico, Le Ribault assieme a Duffault riuscì a preparare una soluzione contenente silicio organico che poteva essere assunta per via orale, Le Ribault realizza e commercializza il suo prodotto chiamato G5.

Il silicio organico ha dimostrato di essere un ottimo aiuto nella cura di tutti i tumori e delle malattie equivalenti, inoltre mantiene giovani le articolazioni, i muscoli, la pelle, i capelli, nonché le parti dei vasi sanguigni.
Conosciuto anche con il nome di silice organica, è sicuramente un valido aiuto per facilitare la guarigione di tumori che interessano l'apparato scheletrico, ossa tendini e muscoli.
La Silice organica ricarica l'organismo perché’ ricca di ioni negativi e positivi che permettono di ristabilire l'equilibrio ionico (osmosi) delle cellule danneggiate o indebolite e ripristinare lo scambio cellulare.

Benefici della Silice Organica:


La silice organica rinnova i tessuti di sostegno dell’organismo e favorisce la mineralizzazione ossea è un potente e rapido antidolorifico e antinfiammatorie nel processo d’artrosi, d’artrite e nei postumi da trauma.
Produce effetti positivi rigeneranti nei problemi d’invecchiamento della pelle e attiva la cicatrizzazione.

Combatte l’invecchiamento cellulare, i suoi benefici effetti antisclerosi possono manifestarsi per la sua azione di fissazione nei tessuti al posto del Calcio.
Mantiene flessibili (elastiche) le pareti del sistema vascolare.
Attiva il metabolismo in generale e rinforza le difese dell’organismo.

Particolarmente Malattie cardio-vascolare e epatico, cisti, asma, bronchite, cancro, ecc…
Non possiede effetti collaterali e controindicazioni di nessun genere, anche se abbinato ad altri farmaci o trattamenti, anche dopo molti anni di utilizzo.
Ristruttura le fibre di Elastina e di Collagene.

La silice organica aiuta a rimineralizzare il metabolismo generale dell’organismo ristrutturando le ossa e la cartilagine.
E' un Potente anti- infiammatorio e anti- dolorifico
La silice organica Protegge e rinforza disintossicando il metabolismo cellulare, agendo sull’organismo interno, riequilibrando gli organi e il loro funzionamento dalle loro carenze.
Accelera la cicatrizzazione .
La silice organica Aiuta a Ristorare e rinforzare il sistema immunitario e ha un’azione preponderante nel bilanciamento endocrino.

La Silice organica può’ essere molto utile per risolvere problemi di:

Acne, acufeni, neurodistrofie, allergie diverse, alzheimer, artriti, artrosi, asma, arteriosclerosi, ustioni, cancro, difficoltà di cicatrizzazione, cefalea cronica, colesterolo, cirrosi, difficoltà di concentrazione intellettuale, contusione, geloni, morbo di Crohn, difficoltà di crescita dei bambini, decalcificazione ossea, depressione, alterazioni endocrine, diabete, malattia di Dupuytren, eczema, lussazioni, affaticamento sportivo, piaghe da decubito, stanchezza generale o cronica, fibromi, fratture, edemi, emorroidi, epatiti, herpes, aids, insonnia, intossicazione da metalli pesanti, memoria, menopausa (disturbi), miopatie, nervosismo, osteoporosi, morbo di Parkinson, fragilità delle unghie e dei capelli, punture di insetti, irritazioni dovute a piante diverse, colonizzazione di funghi quali candida - candidosi, infiammazioni alle gengive, problemi cardiovascolari, circolatori, digestivi ed intestinali, muscolari, prostatiti, oculari, cataratta, glaucoma, ipertensioni, invecchiamento, allergie, problemi respiratori, psoriasi, piorrea, reumatismi, reumatismi deformanti, sclerodermia, sclerosi multiple, sinusiti, tendinite, tensione nervosa, tiroiditi, malattia d'Haschimoto, disturbi digestivi, ulcere, varici, invecchiamento cutaneo, vertigini, zona, ecc...

E' evidente che la silice organica è indispensabile al nostro organismo per affrontare numerose patologie, peccato che si tratta di un rimedio naturale poco conosciuto e ignorato dalla medicina ufficale.

Come trovare la silice organica:

Sono reperibili in commercio i seguenti prodotti:

-Silice organica "G5", soluzione bevibile reperibile nelle farmacie omeopatiche oppure ordinabile via internet.

-Silice organica "Silafit" della Chimicor o Siligem della Ergoshop, entrambi di origine vegetale

-Silice organica "Silicagel" della Hubner di origine minerale

 

Uncaria tormentosa


Uncaria tormentosa, una pianta amazzonica per migliorare le tue difese


Uncaria tomentosa, appartenente ad una delle maggiori famiglie tropicali, è un grosso arbusto rampicante, spontaneo nelle foreste del Nord-ovest dell’Amazzonia dove cresce ad altitudini comprese fra 400 e 800 metri s.l.m. Presenta rami spioventi, foglie composte ovali, di colore verde scuro, opposte, tronco quadrangolare provvisto di tipiche spine lunghe 2 cm, ricurve verso il basso, poste alla base dei piccioli delle foglie. Nel Sud-America è nota col nome Una de gato, in riferimento alle caratteristiche spine

Denominazione botanica: Uncaria tomentosa (Willd) DC., U. surinamensis Miq. – fam. Rubiacee
Sinonimi: Unghia di gatto -
Nomi stranieri: sp. – Una de gato
Parti usate: parte interna della corteccia delle radici e della base del fusto di piante adulte
Tempo balsamico: prima della fioritura



1) La frazione polifenolica presenta invece una elevata attività antiossidante, antiradicalica, antimutagenica, utile nella prevenzione delle malattie degenerative. L’azione antimutagenica si esplica a livello della DNA-polimerasi, inibendo la proliferazione delle cellule anormali.

2) I glicosidi dell’acido quinovico (o chinovico) esplicano fondamentalmente azione antivirale e antiinfiammatoria. L’azione antivirale rende ancor più efficace l’attività immunostimolante. La dimostrazione di un reale effetto antiinfiammatorio potrebbe spiegare l’impiego tradizionale dell’Uncaria nei dolori reumatici e nell’ulcera gastrica. Allo stato attuale delle ricerche la sua azione non sembra coinvolgere le prostaglandine.

3) Alla frazione alcaloidea è dovuta la potente azione immunostimolante e immunomodulante, di tipo aspecifico, che si esplica sostanzialmente attraverso un’aumentata attività fagocitaria da parte dei macrofagi del sistema reticoloendoteliale, aumentano inoltre le cellule T4 e NK (Natural Killer). E’ stato dimostrato che gli alcaloidi pentaciclici svolgono una più intensa attività rispetto a quelli tetraciclici.


Bianchi A.: "Uncaria tomentosa: profilo botanico, fitochimico e farmacologico", Erboristeria Domani, n° 3, 1996

Tirillini B.: "IL tesoro della foresta peruviana", L’erborista, n° 2, 1995

Iaccarino F.P.: "Un caso de sindrome de immuno complesso simil connettivinico", Lavoro presentato al II Congreso Internacional de Medicinas Tradicionales (area de farmacognosia), Lima (Perù), Junio 26-29, 1988

Aquino R., De Simone F, Vincieri F.F., Pizza C., Gacs-Baitz E.: Journal of Natural Products, vol. 53, pp. 559-564, 1990

UNCARIA

Altri nomi usati Una de gato

Nome botanico Uncaria tormentosa Willd. DC.

Famiglia Rubiacee

Descrizione LIANA CON FUSTO LEGNOSO ALTA FINO A 20 M

Droga usata CORTECCIA DEL FUSTO E DELLE RADICI DI PIANTE ADULTE

Principi attivi ALCALOIDI OSSINDOLICI PENTACICLICI GLICOSIDI DELL´ACIDO QUINOVICO TRITERPENI POLIIDROSSILATI

Tossicità BASSISSIMA

Controindicazioni NON È STATA STUDIATA IN DONNE IN GRAVIDANZA O ALLATTAMENTO. NELLE TERAPIE PROLUNGATE È SEGNALATO UN LEGGERO CALO DI VITAMINA A. IL SOVRADOSAGGIO PUÒ PROVOCARE DIARREA.

Erbe sinergiche

- CURCUMA

- ELEUTEROCOCCO

- ASTRAGALO

Da sapere: 

PROPRIETÀ IMMUNOSTIMOLANTI DI UNCARIA
Prove farmacologiche hanno dimostrato che gli alcaloidi della Uncaria tomentosa sono in grado di determinare attività immunostimolante e immunomodulante che si traduce in un aumento della fagocitosi da parte dei macrofagi. La predominanza o meno degli alcaloidi di tipo tetraciclico o pentaciclico risulta assai importante nel determinare l´attività farmacologica della pianta: i primi esercitano una più netta azione ipotensiva ed una modesta attività immunostimolante - nei secondi - al contrario - è questa azione a prevalere. I principi attivi dell´Uncaria tomentosa sembrano essere efficaci nel contrastare l´azione della DNA-polimerasi e della transcriptasi inversa implicate nella replicazione dei virus. Viene segnalata anche un´azione antimutagenica che può essere attribuita ´ad un meccanismo antiossidativo che agisce inibendo la trasformazione di sostanze promutageniche in sostanze mutageniche.... In un test mutagenico in vivo si è notato che l´urina di soggetti fumatori ha un´attività mutagenica prima della sperimentazione - ma mostra una diminuzione netta del potenziale mutagenico dall´inizio della somministrazione di Uncaria tomentosa fino ad otto giorni dopo la sospensione´. Ultimamente è stata dimostrata l´inibizione della proliferazione di cellule tumorali umane in due linee cellulari leucemiche ed una linea cellulare di linfoma B. L´Uncaria è risultata priva di potere mutageno e di tossicità. Un lavoro in doppio cieco contro placebo effettuato con il suo estratto [doppia titolazione] ha confermato anche l´attività immunostimolante. Tratto da: Enrica Campanini ´Dizionario di fitoterapia e piante medicinali´ - Fabio Firenzuoli ´Le 100 erbe della salute´

Note La pianta cresce tra i 300 e i 900 metri delle foreste tropicali del Sud America. I ´curanderos´ peruviani la usano per curare ferite profonde - ulcerazioni - patologie degenerative - infiammazioni di varia natura - dolori osteoarticolari - nel postpartum ecc

Echinacea

 

 

fonte: www.ermesagricoltura.it/

L’echinacea è originaria del Nord America; in Italia è presente solo come coltivazione. È una pianta erbacea perenne, con foglie basali riunite in rosette, glabre e a margine dentellato nella E. purpurea, tomentose e lanceolate a margine intero in E. angustifolia.
Hanno entrambe fiori riuniti in capolini di colore porpora che compaiono in giugno e luglio. La propagazione avviene per seme o per divisione di cespo all’inizio della primavera.
Si utilizzano le radici e le parti aeree composte da fusti, foglie e fiori raccolte rispettivamente durante il periodo di riposo e prima della fioritura. L’essiccazione della drogaavviene in locali bui a temperature di circa 30-35 gradi.

PROPRIETÀ MEDICINALI E IMPIEGHI

All’echinacea vengono attribuite proprietà antisettiche, antivirali, cicatrizzanti, analgesiche; esercita una funzione di stimolo del sistema immunitario. Si impiega essenzialmente in estratto fluido per uso esterno ed interno. All’esterno è impiegata nei casi di cicatrizzazione difficile delle ferite, nelle affezioni cutanee di natura infiammatoria, per pustole e foruncoli. Il decotto serve contro gli eczemi, le emorroidi e le varici.
In cosmetica è utilizzata nei preparati per il trattamento delle rughe e delle smagliature, in pomate per le mani screpolate, arrossate, nei geloni e nelle piaghe da decubito.
Gli estratti di echinacea sono batteriostatici e virustatici.
Rallenta la velocità di penetrazione dei microrganismi nei tessuti, accelera la guarigione delle ferite e diminuisce il rischio delle infezioni.

PARTICOLARITÀ

;Gli indiani del Nord America facevano uso dell'echinacea fresca e essiccata per guarire le ferite nei periodi di accresciuto rischio di epidemie e per scacciare gli insetti molesti.
È molto indicata nel potenziamento dei poteri immunitari dell'organismo. È particolarmente utile nella profilassi autunnale contro le "malattie da comunità" dei bambini che frequentano gli asili o in età scolastica. Indicata nelle influenze e nelle malattie da raffreddamento in genere. È molto bella come pianta ornamentale soprattutto la Echinacea purpurea.

 

Il nome scientifico dell'iperico è Hypericum perforatum.

 

 

Viene subito da chiedersi: perché perforatum. Perché le sue foglie sono picchiettate di minuscole ghiandole trasparenti che in controluce appaiono come forellini e che contengono resina e oli essenziali incolori.

I fiori sono di un giallo carico e i petali sono ricoperti di puntini neri, che, se sfregati, tingono le dita di rosso.

Molti erboristi sostengono che i " forellini " traslucidi e i " puntini " contengono i principi medicinali più attivi.

Il gambo dell'Hypericum perforatum è particolare; così lo descrive il dottor RudoIf Fritz Weiss nel suo libro Nerbai Medicine:

La pianta presenta due rilievi lungo lo stelo, un fenomeno alquanto raro nel mondo botanico, in quanto la regola generale è rappresentata da steli a sezione rotonda o quadrata. Solo l'Hypericum perforatum dispone di questi due rilievi, che danno l'impressione di uno stelo appiattito.

L' Hypericum perforatum è conosciuto anche come "erba di san Giovanni". Ovviamente il "mistero" di questo nome può essere chiarito soltanto facendo ricorso a varie leggende, le quali tuttavia concordano sul fatto che "Giovanni " sia da identificare con il Battista e non con l'apostolo. Ecco alcune di queste leggende.

• La prima si basa sulla Bibbia, nella quale si afferma che Giovanni si nutriva di locuste e di miele selvatico. Il termine greco per locusta (akron), però, non indica tanto l'insetto quanto la cima delle piante su cui la locusta si posa. È vero che di solito, nella Bibbia, akron indica l'insetto, tuttavia, quando la leggenda si sofferma a descrivere le preferenze culinarie del Battista, utilizza lo stesso termine sia per l'insetto sia per la pianta.

L'iperico e la depressione

Altre leggende hanno poi compiuto un vero "balzo da locusta" nel ritenere che la pianta ingerita da san Giovanni con i suoi insetti coperti di miele fosse Hypericum perforatum...

• Un'altra spiegazione prende spunto dai "puntini" neri sui petali e dai "forellini" sulle foglie: i primi rappresenterebbero il sangue versato da san Giovanni decapitato, i secondi le lacrime sparse da chi assistette a quel crudele spettacolo.

• La terza spiegazione si basa sul fatto che l'Hypericum perforatum è una pianta selvatica (nel Colorado e in Australia viene considerata addirittura un'erba infestante) che fiorisce in estate, più o meno all'epoca in cui si festeggia san Giovanni (24 giugno). Ed ecco perché l'iperico, i cui fiori ricoprono i prati di un colore giallo vivo, fù soprannominato "erba di san Giovanni".

Quale che sia l'origine del nome, è certo che nel Medioevo, la notte della vigilia di san Giovanni, era costume dormire con un mazzolino d'iperico sotto il cuscino, nella convinzione che, così facendo, il santo apparisse in sogno e proteggesse il dormiente dalla morte per un anno intero.

L'iperico come medicina

nel suo libro Thè Healing Power of Herbs, il dottor Michael T. Murray afferma:

L'erba di san Giovanni ha una lunga tradizione nell'uso popolare:

Ippocrate (il padre della medicina), Dioscoride, il più rinomato medico dell'antica Grecia, e Plinio il Vecchio (nell'antica Roma) la impiegarono per curare molte malattie.

Il nome latino Hypericum perforatum deriva dal greco e significa "contro i fantasmi": questo perché si credeva che l'erba respingesse gli spiriti maligni, i quali non potevano sopportarne l'odore. Difatti un altro appellativo popolare dell'iperico è "erba scacciadiavoli".

Nella medicina popolare, l'erba di san Giovanni è stata impiegata per curare sia ferite (date le sue elevate proprietà antibatteriche e antivirali) sia disturbi ai reni e ai polmoni... ma anche per sanare quella che oggi definiamo depressione.

Nella Rodale's Illustrateci Encyclopedia of Herbs leggiamo:

Quest'erba viene considerata benefica per l'apparato digerente; in particolare si è sempre ritenuto che i suoi componenti alleviassero i disturbi dovuti all'ulcera e alla gastrite. Inoltre è stata usata per combattere la nausea e la diarrea. Anche i lividi e le emorroidi sembrano trarre giovamento dalla sua applicazione. E stata impiegata per scopi sedativi e analgesici. I fiori, aggiunti a un particolare olio di uso medico, hanno effetto lenitivo sulle ferite da taglio. Gli erboristi infine le attribuiscono la proprietà di indurre (o aumentare) un senso di benessere.

Molto tempo prima che la depressione venisse identificata dalla medicina tradizionale come una malattia dai connotati precisi, i suoi sintomi "preoccupazione", "inquietudine nervosa", disturbi del sonno e altri ancora venivano curati con l'erba di san Giovanni. E anche nella moderna medicina erboristica l'erba di san Giovanni è impiegata soprattutto nella cura della depressione. Se vi siete rivolti a un erborista per curare la depressione, quasi sicuramente vi avrà consigliato l'iperico.

Per quanto riguarda invece l'uso estensivo dell'iperico nella medicina tradizionale, si può dire che siamo soltanto agli inizi. Le premesse tuttavia sono più che incoraggianti. Attualmente infatti l'efficacia dell'iperico viene studiata per la cura dell'AIDS, di varie forme di cancro, dell'enuresi notturna nei bambini, di alcune malattie della pelle (come la psoriasi), dell'artrite reumatoide, delle ulcere peptiche e, non ultimo, del mal di testa da sbornia. (L'iperico si solubilizza bene e si conserva nell'alcool. Chissà, forse, tra qualche tempo, l'iperico sarà aggiunto alle bevande alcoliche perché agisca come "riduttore" dei postumi delle sbronze...)

Le novità positive

A questo punto, dopo aver esaminato le caratteristiche generali dell'iperico e della depressione, possiamo approfondire le novità positive riguardanti i rapporti tra la pianta e la malattia.

La ricerca medica ha dimostrato che l'iperico è un trattamento efficace per la depressione: altrettanto efficace, nella maggior parte dei pazienti, degli antidepressivi tradizionali. In sintesi, le ricerche cliniche dimostrano che dal 50 all'80 per cento dei pazienti depressi manifesta una significativa diminuzione dei sintomi e un corrispondente aumento dello stato di benessere. L'entità del successo è comparabile a quella degli antidepressivi tradizionali; tuttavia, a differenza di questi ultimi:

1) gli effetti collaterali dell'iperico sono pochi e lievi,

2) l'iperico costa molto meno,

3) l'iperico non ha bisogno di ricetta medica.

Tutto ciò rende chiaro fino a che punto questa pianta può essere usata nel trattamento sia della depressione a lungo termine e a bassa intensità sia della depressione maggiore nella sua forma lieve e in quella moderata.

Oltre cinquemila pazienti sono stati coinvolti nel suo studio iniziale e oltre duemila tra loro sono stati inclusi in studi in doppio cieco. Otto comparazioni testa a testa hanno dimostrato un'efficacia dell'iperico paragonabile a quella dei tarmaci tradizionali, ma con minori effetti collaterali. In Germania, più di venti milioni di persone assumono regolarmente l'iperico contro la depressione.

Gli effetti collaterali dell 'iperico

utilizzata per secoli dalla medicina popolare, l'erba di san Giovanni vanta un eccellente record di sicurezza, confermato da ricerche mediche recenti. L'uso massiccio di iperico in Germania (sessantasei milioni di dosi giornaliere all'anno) non ha prodotto referti medici che denuncino un grave impatto con il farmaco o un effetto tossico in seguito a un iperdosaggio accidentale.

D'altro canto, non esiste sostanza che possa dirsi del tutto sicura. Infatti, qualunque elemento tra quelli essenziali alla nostra vita, se assunto in eccesso, è molto dannoso. Ecco perché su tutte le confezioni dei farmaci è riportata l'indicazione: "da vendersi soltanto dietro presentazione di ricetta medica ". Anche il comune sale da cucina un minerale necessario per la nostra vita è mortale se ingerito in quantità eccessiva.

Nell'analizzare gli effetti collaterali di una certa sostanza, bisogna anzitutto valutare il pericolo relativo. In altri termini, ci si deve chiedere: quanto è tossica una data sostanza rispetto a un'altra? L'aspirina è meno tossica della morfina, ma più tossica, per esempio, della vitamina C.

Vanno altresì confrontati i rischi con i benefici relativi, il danno causato dalla malattia e il danno potenziale derivabile dal trattamento. La chemioterapia utilizza alcune tra le sostanze chimiche più tossiche, ma, se pensiamo alle conseguenze del non utilizzo di tali sostanze la morte per cancro, esse diventano clinicamente accettabili.

Che cosa possiamo dire dell'iperico a questo riguardo?

Dal punto di vista della tossicità, l'iperico è più sicuro dell'aspirina. Negli Stati Uniti, ogni anno da cinquecento a mille persone muoiono a causa dell'aspirina, in genere per emorragie inteme. L'iperico, al confronto, non ha registrato un solo decesso in almeno 2400 anni di impiego farmacologico.

Infatti l'unico effetto tossico di cui siamo a conoscenza si manifesta in alcuni animali a pelo corto, come la pecora, che muore non tanto per avere ingerito, brucando, grandi quantità di erba di san Giovanni, ma per essersi esposta al sole successivamente: questa è la ragione per cui in Australia l'iperico è considerato un'erba dannosa. L'iperico aumenta la sensibilità dell'animale alla luce, per cui questo si ammala e talvolta muore a causa delle ustioni (in termini medici si parla di fototossicità).

Questo fenomeno, per quanto teoricamente possibile negli uomini, non è mai stato documentato in rapporto alle dosi di iperico raccomandate per la cura della depressione. Anche nel caso della ricerca sull'AIDS, che implica la somministrazione di iperico per via endovenosa in quantità trentacinque volte superiori a quelle per la depressione, gli effetti fototossici sono stati scarsi e comunque mai letali. (E allo studio la possibilità di ricorrere a dosi più elevate di iperico sfruttandone le proprietà antivirali).

Tuttavia il rischio della fototossicità va considerato se il paziente ha già manifestato una sensibilità specifica alla luce solare o se è in cura con altri farmaci fotosensibilizzanti, come la Clorpromazina o le Tetracicline.

In uno studio condotto su 3250 pazienti sottoposti a iperico, solo il 2,4 per cento ha manifestato effetti collaterali.

Tali effetti collaterali tendono a essere lievi. Le affezioni gastrointestinali rappresentano lo 0,6 per cento, le reazioni allergiche lo 0,5 per cento, l'astenia lo 0,4 per cento, l'agitazione lo 0,3 per cento.

(E interessante tuttavia notare che, in quindici studi condotti su 1008 pazienti, gli effetti collaterali nel gruppo di controllo, cui era stato somministrato un innocuo placebo, sono stati leggermente superiori a quelli del gruppo sottoposto a iperico: 4,8 per cento nel gruppo del placebo contro 4,1 per cento nel gruppo dell'iperico. Anche il tasso delle interruzioni si è dimostrato superiore nel gruppo del placebo: 1,8 per cento rispetto allo 0,4 per cento nel gruppo dell'iperico.)

Un valore superiore viene riportato dal British Medical Journal in una rassegna di sei studi sull'iperico: il 10,8 per cento dei pazienti ha manifestato effetti collaterali con l'iperico (simili a quelli elencati sopra) contro il 35,9 per cento di effetti collaterali nei pazienti trattati con farmaci antidepressivi tradizionali. Anche in base a questo valore, il British Medicai Journal ha concluso che gli effetti collaterali dell'iperico sono "rari e di lieve entità".

Sempre il British Medical Journal ha proposto che vengano svolti ulteriori studi sui possibili effetti collaterali dell'iperico a lungo termine, una raccomandazione che sottoscriviamo di tutto cuore, forti anche di quei riscontri positivi nella storia della medicina popolare che abbiamo già ricordato, come pure dei ventidue milioni di persone che in Germania hanno assunto l'iperico per oltre un anno senza manifestare alcun nuovo effetto, o effetti negativi più diffusi, rispetto a quelli riscontrati da studi clinici effettuati sul breve periodo.

A questo proposito vale la pena segnalare che alcuni dei più preoccupanti effetti collaterali degli antidepressivi tradizionali - disfunzioni sessuali, interazioni negative con l'alcol o con altri farmaci, secchezza delle fauci, cefalea - non sono stati individuati nei pazienti trattati con l'iperico.

Inoltre, gli effetti negativi dell'iperico si sono dissolti quando i pazienti ne hanno sospeso l'uso. Non sono dunque stati rilevati effetti collaterali "irreversibili": in altre parole non si è verifìcato alcun danno permanente e tutti gli effetti nocivi sono scomparsi non appena i pazienti hanno smesso di assumere l'iperico.

A ogni buon conto, se paragonati ai sintomi della depressione, gli effetti negativi dell'iperico sono lievi. Ricordiamo che sono stimati in 21.000 i suicidi (il 70 per cento del totale) causati direttamente dalla depressione non curata. E vari studi hanno dimostrato che, per ogni suicidio, vi sono dieci tentati suicidi e un centinaio d'individui che meditano seriamente di togliersi la vita.

La depressione non curata è la causa principale dell'alcolismo e dell'abuso di droghe. Una percentuale significativa di divorzi, di violenza nei confronti dei familiari, di assenteismo, di perdita del lavoro e di fallimenti è attribuibile a una depressione trascurata.

Si stima che negli Stati Uniti le perdite associate alla depressione superino i quaranta miliardi di dollari l'anno. E chi può stabilire il prezzo della sofferenza quotidiana dei dodici milioni di americani e dei tre milioni circa di italiani che soffrono di depressione ma che non ricevono alcun trattamento?

Se li paragoniamo ai sintomi della depressione, gli effetti collaterali dell'iperico appaiono trascurabili. Per la maggior parte delle persone che soffrono di depressione, i potenziali benefici superano di gran lunga l'eventuale rischio nell'assunzione dell'iperico.

La bassa percentuale di effetti negativi dell'iperico - in particolare nelle dosi raccomandate per la cura della depressione - lo colloca nella categoria delle erbe, delle vitamine, dei minerali e dei farmaci "da banco". Dunque, a condizione di essere sempre attenti ai potenziali effetti collaterali, i consumatori bene informati possono assumere l'iperico con assoluta tranquillità.

Dosaggio dell 'iperico

in base alla maggior parte degli studi clinici, la posologia ottimale dell'iperico è pari a 300 mg di estratto di iperico, contenenti lo 0,3 per cento di ipericina (un ingrediente attivo dell'iperico), tre volte al giorno. La dose di 300 mg è contenuta in una singola compressa o capsula.

Secondo alcuni studi, una compressa per pasto - colazione, pranzo, cena - è un modo conveniente ed efficace di assumere l'iperico. Secondo altri, due dosi da 300 mg a colazione e una terza dose a pranzo o a cena funzionano meglio.

Dato che l'iperico viene tollerato così bene dall'organismo, gli esperimenti relativi al dosaggio e ai tempi di assunzione presentano rischi assai inferiori rispetto a quelli derivanti della sperimentazione con i tarmaci tradizionali.

Poiché gli effetti collaterali sono pochi anche con dosi significativamente superiori, è possibile, per esempio, assumere quattro capsule da 250 mg al giorno, qualora siano le uniche disponibili.

I bambini molto piccoli dovrebbero prendere complessivamente 300 mg di iperico al giorno, mentre quelli un po' più grandi possono arrivare a 600 mg al giorno. Per gli adolescenti si consiglia la dose di un adulto.

L'efficacia dell'iperico nel curare la depressione non dovrebbe essere valutata se non dopo sei settimane di trattamento con una dose giornaliera di 900 mg. Analogamente agli antidepressivi tradizionali, l'effetto dell'iperico si manifesta per gradi. Le ricerche però indicano che, in genere, l'iperico impiega più tempo degli antidepressivi tradizionali per raggiungere il massimo effetto.

Attenzione quindi a non interrompere il trattamento dopo una o due settimane, dicendo: "Secondo me, questo metodo non funziona". Prestate attenzione ai possibili effetti collaterali, assumete l'iperico come indicato ed effettuate una valutazione oggettiva dei benefici dopo sei settimane dall'inizio della cura.

Nel caso in cui si verifichino effetti negativi, siete comunque tenuti a consultare il vostro medico di fiducia. Spesso tali effetti dell'iperico - in particolare quelli più blandi - vanno incontro a una remissione spontanea con l'assuefazione da parte dell'organismo. Talvolta invece è necessaria una leggera diminuzione della dose prima che l'organismo si assesti.

Qualora i sintomi siano gravi, invece, interrompete l'assunzione di iperico e interpellate il medico. Tutti i sintomi dovrebbero scomparire entro pochi giorni.

Se i sintomi della depressione dovessero peggiorare o indurvi a seguire un impulso suicida, chiamate immediatamente il medico.

Dopo sei settimane, in funzione del risultato ottenuto, si può decidere se assumere una dose di iperico leggermente superiore o leggermente inferiore.

Se nell'arco di sei settimane non avete avvertito alcun effetto benefico, consultate il medico e discutete con lui la possibilità di ricorrere a un antidepressivo tradizionale. Al pari dell'iperico, gli antidepressivi da prescrizione non sono ne stimolanti né "eccitanti" e neppure creano dipendenza.

La depressione deve essere curata, anche se a un costo e con effetti collaterali maggiori, qualora gli antidepressivi tradizionali siano necessari per trattarla efficacemente.

Ricordate che si può scegliere tra molti antidepressivi. Se ne assumete uno poco efficace, o che vi procura gravi effetti collaterali, parlatene al medico: sicuramente troverete l'antidepressivo che fa al caso vostro.

I giovani, gli anziani e i malati

Il 2 per cento dei bambini e il 5 per cento degli adolescenti soffrono di depressione. Gli individui che hanno più di sessantacinque anni e i malati cronici o gravi hanno maggiori probabilità di essere depressi rispetto al resto della popolazione.

Purtroppo, costoro tollerano meno gli effetti collaterali causati dagli antidepressivi tradizionali, oppure trovano che questi ultimi interagiscono negativamente con i medicinali che stanno già assumendo.

Dati i suoi ridotti effetti collaterali, l'apparente assenza di interazioni con gli altri farmaci e il costo relativamente basso, l'iperico si propone dunque come la scelta ideale per alleviare i sintomi depressivi soprattutto nei soggetti più giovani, in quelli anziani e nei malati.

Bisogna comunque essere estremamente cauti nel prescrivere farmaci ai bambini. Il loro sistema nervoso infatti è ancora in fase di sviluppo, e per questo motivo il medico è spesso restio a prescrivere antidepressivi ai bambini. Con l'iperico tale preoccupazione si riduce di molto.

Nei giovani e negli anziani, invece, di solito la depressione viene liquidata con frasi del tipo: "E' una fase passeggera" (per i primi) o: "E' una fase del processo d'invecchiamento" (per i secondi). Se però la "fase" dura più di due settimane, allora siamo in presenza di una depressione.

Il semplice "invecchiare", inoltre, non dovrebbe mai includere i sintomi della depressione su base evolutiva. Come ha riferito il dottor Michael Jenike, curatore del Joumal of Geriatrie Psychiatry and Neurology, " i ridotti effetti collaterali rendono l'iperico particolarmente indicato per la cura delle forme lievi e moderate di depressione nei nostri pazienti anziani".

Nei malati, infine, i sintomi della depressione spesso si confondono con quelli della malattia fisica: astenia, dolori, confusione, ansia... Eppure, giacché una grave malattia può innescare una depressione, a maggior ragione va tenuta presente l'eventualità che un individuo in condizioni fisiche non buone sia depresso. E' dunque sbagliato liquidare sbrigativamente quei sintomi come "inevitabili conseguenze della malattia".

 

Da Longanesi & C.

di HAROLD H. BLOOMFIELD,

MIKAEL NORDFORDS

e PETER Mc WILLIAMS

 

GRAVIOLA

ISTITUTO delle SCIENZE delle SALUTE

Bollettino per i membri di gennaio 2001 Vol.5, n. 7

Le società farmaceutiche investono miliardi di dollari sulle sbalorditive
ricerche sul naturale killer del cancro.

Il cancro del seno e del colon vinti col miracoloso albero dell' Amazzonia, che è stato trovato
10.000 volte più forte della chemioterapia.

Sin dall' inizio del 1996, l' Istituto delle Scienze sulla Salute ha indagato in tutto il mondo per
trovare informazioni dalle poche persone che vi hanno avuto accesso o ne hanno sentito parlare.
E qualche volta, scopriamo trasalendo che anche nel nostro consiglio ci sono medici che
agiscono illegalmente.

Due mesi fa, siamo venuti a conoscenza di uno stupefacente albero dell' Amazzonia
che combatte il cancro,tramite la rete dell' HSI che ci ha letteralmente scioccato .

Oggi, il futuro del trattamento del cancro e le possibilità di sopravvivenza è più che
una promessa.
C'è un albero guaritore che cresce nel profondo della foresta pluviale dell' Amazzonia nel
Sud America, che potrebbe letteralmente cambiare te, il tuo medico, e la possibilità che rimane al
mondo di credere alla cura del cancro. Dagli estratti di questa potente pianta, ora può essere
possibile:

  • vincere il cancro sicuramente e definitivamente con una terapia tutta naturale che non causa
    nausea, perdita di peso, e perdita di capelli,
  • proteggere il tuo sistema immunitario ed eludere le infezioni mortali,
  • trovare forza e vitalità nel corso del trattamento,
  • rinforzare la tua energia e migliorare il vostro modo di vedere la vita.
    Da una serie di comunicazioni confidenziali coinvolgenti un ricercatore di una delle più grandi
    società farmaceutiche americane, questo antico albero dalle proprietà anticancerogene è venuto
    recentemente alla luce. Malgrado non sia stato ancora testato sull' uomo, l' albero è stato studiato
    in più di 20 laboratori di analisi sin dal 1970, ed hanno dimostrato che:
  • effettivamente individua ed uccide le cellule maligne in 12 differenti tipi di cancro, incluso quello
    del colon, del seno, della prostata, dei polmoni e del pancreas
  • è 10.000 volte più potente nell' uccidere le cellule del cancro del colon dell' Adriamicyn,
    comunemente usato come farmaco nella chemioterapia
  • selettivamente abbatte ed uccide le cellule cancerogene senza danneggiare le cellule sane,
    cosa che fa la chemioterapia.

Perché allora non vengono esaltati i benefici di questo trattamento nelle pubblicazioni sulla salute?
Perché non è stato fatto nulla dalla comunità della medicina naturale? E, anche se fosse solo
la metà della promessa o come sembra essere, perché tutti gli oncologhi presso i maggiori
ospedali non insistono a farlo usare a tutti i pazienti? Specialmente quando si considera che sono state
fatte sin dagli inizi del 1990, ricerche indipendenti su larga scala, incluse le ricerche di una
delle primarie società farmaceutiche e dell' Istituto Nazionale del Cancro, sull' albero i cui estratti
farmaceutici attaccano e distruggono le celle cancerogene con letale precisione.

Graviola è 10.000 volte più potente nell' uccidere le cellule del cancro del colon
dell' Adriamicyn, comunemente usata come farmaco nella chemioterapia


La risposta a queste difficili domande si può soltanto dare narrando una storia sconvolgente, da
noi scoperta recentemente. Più che altro abbiamo riportato quest' anno come, la storia di questo
trattamento contro il cancro, rinforzi la necessità di gruppi come l' HSI e illustra come facilmente
le nostre scelte per trattamenti medici sono controllate dal denaro e dal potere.

Le notizie su questo sorprendente albero sono state vicine ad essere perse per sempre.

Una fonte confidenziale, sulla cui provenienza siamo stati confortati da una conferma indipendente,
ha rivelato che miliardi di dollari di una società degli USA, sono stati investiti da circa sette anni per
cercare di sintetizzare due dei più potenti farmaci anticancerogeni.
Nel tardo 1990, mettendola sottochiave, questo benconosciuto gigante farmaceutico comincia la
ricerca sulla cura del cancro, salvaguardando le sue opportunità di brevettarla e, quindi, di trarne
profitto. La ricerca mise in evidenza un leggendario albero guaritore chiamato Graviola.
Parti di questo albero, compresa la corteccia, le foglie, le radici, i frutti, i semi dei frutti, sono
state usate per secoli dagli uomini della medicina e dagli Indiani nativi del Sud America per curare
le malattie del cuore, l' asma, i problemi esistenziali, e le artriti. Basandosi sulla testimonianza
di un piccolo documento scientifico, la società riversò denaro e risorse per provare le proprietà
anticancerogene della Graviola rimanendo scioccati dai risultati.
Graviola era un dinamico killer contro il cancro. Ma questa era la storia della Graviola
che si avvicinava alla fine.
La società farmaceutica aveva un grande problema. Avevano speso tempo e
denaro per anni cercando di creare manufatti che duplicassero due dei più potenti farmaci dell' albero.
Ma avevano preso una cantonata. Non potevano copiare l' originale. E non potevano vendere
gli estratti dell' albero guadagnandoci, poiché le leggi federali stabiliscono che le sostanze naturali
non possono essere brevettate. Questo sta a significare che la società non ha potuto proteggere
i propri interessi sul progetto dove ha speso milioni di dollari e circa sette anni di ricerche.

Come un sogno i grandi profitti svanirono e le prove sulla Graviola subirono una brusca frenata.

Dopo sette frustati anni e senza la speranza di lucrative vendite, la società abbandonò il progetto
e rifiutò di pubblicare le sue scoperte in un giornale indipendente. Ma un responsabile delle ricerche
lottò contro questa decisione. Mentre comprende la perdita di profitti da parte della società, non può
accettare la decisione di nascondere al mondo questo unico killer del cancro.
Seguendo la propria coscienza, e rischiando la propria carriera, contattò la Raintree Nutrition,
una società dedita alla raccolta delle piante dell' Amazzonia.
Come risultato, Raintree entrò nell' ingranaggio e cominciò la ricerca dei relativi studi pubblicati
sulla Graviola. Si scoprì che numerosi altri gruppi negli USA (insieme a quelli di altre società
farmaceutiche) avevano fatto esperimenti in vitro sulla Graviola.
"I risultati confortavano le scoperte segrete delle società farmaceutiche; La Graviola fu presentata"
come il killer delle cellule cancerogene.
Incoraggiati da questi precoci test di laboratorio, Raintree assunse tribù indiane indigene del
Brasile col compito di coltivare e salvaguardare l' albero. Spesero un anno in ricerche e nello
sviluppo cominciando ad offrire la Graviola negli USA.
L' Istituto delle Scienze della Salute si trovò per caso, attraverso la Graziola e la Reintree
Nutrition, mesi più tardi a fare ricerche su Chanca Piedra, una terapia naturale dell' Amazzonia
per i calcoli renali, questa era simile al nostro risultato del settembre 2000.
Nel corso del nostro lavoro, Reintree ci ha evidenziato la Graviola, non ritenendo necessario
mettere al corrente il nostro gruppo di esperti di quanto fosse intricata la possibilità di questa
potenziale cura del cancro.

La Graviola rintraccia e distrugge il cancro della prostata, dei polmoni, del seno, del colon
e del pancreas…..lasciando vivere le cellule sane.

Sin da novembre, abbiamo esaminato da vicino tutte le ricerche fatte fino ad oggi sulla Graviola.
E' pubblicato in una delle prime menzione scientifiche fatte negli Usa dall' Istituto Nazionale del
Cancro (NCI).
Nel 1976, l' NCI incluse la Graviola in un programma di analisi della pianta che mostra come le
sue foglie ed i suoi rami attaccano e distruggone effetivamente le cellule maligne.
Ma i risultati facevano parte di un rapporto interno dell' NCI e furono, per molte ragioni, mai
rilasciati al pubblico.
Sin dal 1976, si sono ottenuti promettenti risultati sulla lotta al cancro della Graviola.
Comunque, gli estratti dell' albero sono stati testati su pazienti affetti di cancro.
Nessuna controprova clinica ai test esiste, e le usuali prove cliniche sono sul tavolo dei principali
medici e giornalisti che sono soliti giudicare il valore dei trattamenti. Non di meno, le nostre ricerche
hanno scoperto che la Graviola è stata presentata come killer delle cellule nei test in vitro di 20 piccoli
laboratori.
Più recenti studi, condotti dall' Università Cattolica del Sud Corea, i primi giorni di quest' anno,
"rivelano che due farmaci estratti dai semi della Graviola mostrano ""selezionata citotossicità "
"paragonabile alla Adriamicyn"" contro le cellule cancerogene del colon e dei polmoni. I farmaci "
bersagliano ed uccidono le cellule maligne dei polmoni e del colon in un test in vitro, paragonabile al
farmaco Adriamicyn, comunemente usato in chemioterapia.
Un altro studio, pubblicato sul Giornale dei Prodotti Naturali, mostra che la Graviola non è
"paragonabile alla Adriamicyn"" , ma drammaticamente come performance dello stesso nei test di "
laboratorio.

I risultati mostrano che un farmaco trovato nella Graviola uccide selettivamente le cellule
cancerogene, salvaguardando le cellule sane. La chemioterapia indiscriminatamente colpisce
e distrugge tutte le cellule che attivamente si riproducono, sia le cancerogene che quelle sane.

Altra promettente ed ancora in corso ricerca della Purdue University è supportata da una
sovvenzione dell' NCI. Le ricerche della Purdue hanno provato che le foglie della Graviola uccidono
le cellule cancerogene tra sei tipi di cellule umane e sono particolarmente efficaci contro le cellule
cancerogene della prostata e del pancreas.
In uno studio separato, le ricerche della Purdue mostrano che gli estratti delle foglie della Graviola
sono in particolare efficaci nell' isolare e uccidere le cellule cancerogene dei polmoni.
Forse il più grande e significativo risultato sullo studio dell' Università Cattolica della Corea del Sud,
tra quelli che abbiamo trovato, è quello dove la Graviola è presentata come killer delle cellule malate
e protettore delle cellule sane. Per esempio la chemioterapia distrugge indiscriminatamente tutte
le cellule in riproduzione - anche i normali capelli e le cellule dello stomaco. -
Questo è ciò che causa così spesso effetti devastanti come la perdita di capelli e la comparsa
di gravi nausee.
A questo riguardo, la Graviola appare come una promettente alternativa o come integratore dei
principali trattamenti.

I resoconti sui pazienti indicano la Graviola come un aiuto a debellare i tumori.

Dal punto di vista medico, la Graviola ha ancora molta strada da fare.
Le sue proprietà sono state sperimentate solo in vitro. Ed è questa la causa per cui non è
universalmente conosciuta ed accettata. La poco felice verità è che, senza un enorme reddito
di un sintetico, brevettato medicinale, è improbabile che una società farmaceutica voglia investire
migliaia (spesso milioni) di dollari solo per prendere il doppiamente oscuro, placebo, controllo degli
studi sugli umani.
Questa è la sottintesa sfida da accettare per realizzare la più grande terapia nutrizionale.
Fortunatamente la Graviola è una sostanza naturale, così non dobbiamo sottostare alle decisioni
delle società farmaceutiche.
Soltanto un relativo gruppo di medici e di pazienti negli USA sta attualmente usando la Graviola
per combattere il cancro.
Abbiamo un solo caso storico che ha interessato un dirigente di una società altamente
specializzata nel Texas. Una TAC ed una biopsia confermavano che questo dirigente (Daryl) aveva
più di 20 tumori nella prostata. Gli fu raccomandato di operarsi, ma Daryl, sotto cura con un
comune trattamento convezionale, non poteva andare incontro ad un costo così elevato,
Non voleva soffrire per impotenza ed incontinenza per tutto il resto della sua vita, triste causa
dell' operazione. Decise invece di fare una meno invasiva terapia ormonale (per restringere le
dimensioni della sua prostata) ed iniziò una rigorosa cura sostituitiva a base di Graviola.
Due mesi dopo, il livello di PSA di Daryl precipitò da 4.1 a 0.00.-
Una TAC e diversi altri test a base di raggi gamma, confermarono più tardi che tutte le cellule
tumorali della sua prostata erano sparite.

Sette anni di silenzio sono stati rotti.

Abbiamo continuato a lavorare con altri ricercatori che tuttora lavorano sulla Graviola.
E' così che molte scientifiche ed aneddotiche esperienze sono venute alla luce, come la suddetta.
Quindi, dopo sette anni di silenziose e segrete ricerche, riteniamo di non sentirci responsabili
se solo ora vi portiamo a conoscenza di tutto ciò.
Cresciuta e raccolta dalle popolazioni indigene del Brasile, la Graviola è disponibile in quantità
limitata negli USA. Ma ora, anche voi potrete essere fra i pochi eletti al mondo a beneficiare della Graviola.
Vi consigliamo, come sempre, a consultarvi con il vostro medico prima di iniziare qualsiasi nuova
terapia, specialmente quando si tratta di cancro.
La Graviola è una sostanza completamente naturale senza effetti collaterali a parte una possibile
lieve scombussolamento gastrointestinale se preso a stomaco pieno ad alti dosaggi (superiore a 5 gr)


1. Unpublished data, National Cancer Institute. Anon: Nat Cancer 1st Central Files--(1976)
from Napralert Files, University of Illinois, 1995
2. Bioorg Med Chem 8(1):285-90, 2000
3. J Nat Prod 59(2):100-108, 1996
4. Phytochemistry 49(2):565-71, 1998
5. J. Nat Prod 58(6):902-908, 1995


La Graviola combatte molto più che il cancro…….


Per quanto la ricerca sulla Graviola sia focalizzata sui suoi effetti di combattente del cancro,
la pianta è stata usata da secoli dagli uomini della medicina del Sud America per curare uno
strabiliante numero di indisposizioni, inclusi:
ipertensione - tricofizia (una malattia della pelle)
influenza, scorbuto, congestioni, malaria, nevralgia,
dissenteria, artrite, palpitazioni, reumatismi, irritabilità,
pressione alta, insonnia, diarrea, febbre, nausea,
vampate, dispepsia, spasmi muscolari, ulcera…….

Malgrado la raccolta di testimonianze sulle prove in vitro ed aneddotici risultati su questo
dinamico combattente del cancro, la Graviola rimane sempre una terapia clandestina!


La Graviola è già stata testata sia sugli uomini chè sugli animali.
Ma la Graviola è un prodotto naturale, e come tale non può essere brevettato.
Senza la speranza di esclusività di vendita altamente proficua, la Graviola non potrà mai attirare
l' interesse di nessuna delle maggiori società farmaceutiche o di ricerca di laboratorio.
Così non potremo mai leggere uno di quei studi clinici così blindati sull' albero che è stato
ritenuto un aiuto alla lotta contro il cancro. Non ci sono dubbi su questo, i più recenti test di
laboratorio ed aneddotici risultati sulla Graviola sono molto eccitanti.
E se vi è stato diagnosticato un cancro, voi ed il vostro medico dovrete analizzare tutte le
possibilità di cura.
Cercando fra tutte le possibilità di abbattimento del cancro, la Graviola vi potrà certamente
già aiutare.


Questo articolo è apparso sulla pubblicazione mensile
dell' Istituto delle Scienze della Salute.
© Copyrighted, 2001 by
Institute for Health Sciences L.L.C.,
819 N. Charles Street
Baltimore, MD 21201.
Published monthly for $74.00 per year.
(410) 223-2690

CANNABIS

Finalmente è ufficiale: la cannabis ha proprietà miracolose
By Edoardo Capuano - Posted on 04 aprile 2011

In uno studio pubblicato sul web un paio di giorni fa dal, National Cancer Institute (sito governativo), si mettono finalmente nero su bianco (ma soprattutto ufficialmente) le grandi caratteristiche di questa pianta.

I cannabinoidi sono un gruppo di 21 composti terpenofenoli prodotti unicamente dalla Cannabis sativa e dalla Cannabis indica. [1,2] Questi composti derivanti dalla pianta possono essere indicati come phytocannabinoidi. Anche se il delta-9-tetraidrocannabinolo (THC) è il principale ingrediente psicoattivo, vi sono altri composti noti che hanno attività biologica tipo: il cannabinolo, il cannabidiolo, il cannabicromene, il cannabigerol, il tetrahydrocannabivirin, e il delta-8-THC. Il cannabidiolo, ha la caratteristica di avere una significativa attività analgesica e anti-infiammatoria senza l’effetto psicoattivo (alto) del delta-9-THC.

GLI EFFETTI ANTI TUMORALI

Uno studio su topi e ratti indica che i cannabinoidi hanno un effetto protettivo contro lo sviluppo di alcuni tipi di tumori. [3] Nel corso di questo studio di 2 anni, i gruppi di topi e di ratti hanno ricevuto varie dosi di THC attraverso una sonda gastrica. Nei topi, venne osservata, una riduzione sull’incidenza dei tumori epatici e sui carcinomi epatocellulari. Una minore incidenza dei tumori benigni (polipi o adenomi) negli altri organi (mammelle, utero, ghiandola pituitaria, testicoli e pancreas) vennero anche osservati nei ratti. In un altro studio, il delta-9-THC, il delta-8-THC, e il cannabinolo si sono dimostrati utili nell’inibire la crescita del carcinoma del polmone di Lewis in vitro ed in vivo. [4] Inoltre, altri tumori sono risultati sensibili agli effetti inibenti di questa pianta. [5-8]

I cannabinoidi possono causare effetti antitumorali attraverso vari meccanismi: inducendo la morte cellulare, interropendo la crescita cellulare, e attraverso l’inibizione dell’angiogenesi tumorale e della metastasi. [9-11] I cannabinoidi sembrano uccidere le cellule tumorali lasciando intatte quelle sane proteggendole, addirittura, da quelle cancerogene. Questi composti hanno dimostrato di indurre l’apoptosi nei glioblastomi sotto coltura e indurre la regressione degli stessi nei topi e nei ratti. I cannabinoidi proteggono le normali cellule gliali astrogliale e oligodendrogliali dall’ apoptosi mediata dal recettore CB1. [10,11]

In un modello in vivo utilizzando topi con una grave immunodeficienza, vennero generati dei tumori sotto cutanei inoculando gli animali con cellule tumorali (del polmone) umane [12]. La crescita del tumore è stata ridotta del 60% nei topi trattati con il THC rispetto ai topi che componevano il gruppo di controllo. I campioni di tumore hanno rivelato che il THC ha avuto effetti antiangiogenici e antiproliferativi.

Inoltre, sia i cannabinoidi di origine vegetale che quelli endogeni sono stati studiati per i loro effetti anti-infiammatori. Uno studio sui topi ha dimostrato che sistema cannabinoide endogeno fornisce una protezione intrinseca contro l’infiammazione del colon. [13] Come risultato, è stata promulgata l’ipotesi che i phytocannabinoidi e gli endocannabinoidi potrebbero essere utili nella lotta al cancro colon/rettale [14].

Un altro studio ha dimostrato che il delta-9-THC è un potente agente antivirale selettivo contro il sarcoma di Kaposi (KSHV). [15] I ricercatori hanno concluso, garantendo un maggior approfondimento sugli studi dei cannabinoidi e degli herpesvirus, poiché essi porteranno allo sviluppo di farmaci che inibiscono la riattivazione di questi virus oncogeni. Successivamente, un altro gruppo di ricercatori ha riportato un aumento nell’efficienza dell’infezione umana KSHV nelle cellule dermiche microvascolari epiteliali in presenza di basse dosi di delta-9-THC [16].

STIMOLAZIONE DELL’APPETITO

Molti studi sugli animali hanno già dimostrato che il delta-9-THC e gli altri cannabinoidi hanno un effetto stimolante sull’appetito e sull’assunzione di cibo. Si ritiene che il sistema dei cannabinoidi endogeni possa servire come regolatore del comportamento alimentare. Il cannabinoide endogeno anandamide, potenzia notevolmente l’appetito nei topi. [17] Inoltre, i recettori CB1 nell’ipotalamo potrebbero essere coinvolti negli aspetti motivazionali e appaganti del mangiare [18].

ANTI DOLORIFICO

La comprensione del meccanismo attraverso cui i cannabinoidi inducono l’analgesia (assenza di dolore) è aumentata grazie allo studio dei recettori dei cannabinoidi, gli endocannabinoidi, e degli agonisti e antagonisti sintetici. Il recettore CB1 è presente sia nel sistema nervoso centrale (SNC) che nelle sue terminazioni nervose periferiche. Simile ai recettori degli oppioidi, livelli molto alti del recettore CB1 sono stati trovati nelle sezioni del cervello che regolano il processo nocicettivo [19]. Il recettore CB2, che si trova principalmente nei tessuti periferici, esiste a livelli molto bassi nel sistema nervoso centrale. Con lo sviluppo degli antagonisti dei recettori specifici, sono state ottenute ulteriori informazioni sul ruolo dei recettori cannabinoidi endogeni e sulla gestione del dolore. [20,21]

Fonte originale: cancer.gov / Traduzione a cura di: neovitruvian.wordpress.com

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