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CURA CON ACQUA CALDA PER IL BENESSERE DELL'ESSERE UMANO NOTA: L,acqua deve essere calda ma non deve bruciare la pelle ,bisogna massaggiare per alcuni minuti le zone sotto descritte. 1sotto le ascelle per il cuore 2 sotto la gola per prevenire il cancro 3 sulla spina dorsale per la vecchiaia 4 sotto l'area genitale per l'energia primaria 5 sulle ginocchia per le articolazioni 6 sul dorso dei piedi tenendo unite le ginocchia per smuovere i blocchi energetici 7 nella bocca una volta alla settimana ( agopuntura generale) Insegnamenti dello sciamano Elien Hien della burkina faso africa . (libro consigliato SRI CHAKRAVARTI il potere di curare ( La vita straordinaria e le pratiche miracolose di una guaritrice indù) edizioni il punto d'incontro. L'approccio psichiatrico tibetano Tratto dal libro "Guarigione spirituale e immortalità" di Patrick Drouot ed. Amrita Uno dei punti fondamentali della medicina tibetana è il suo approccio alla malattia mentale. Nella tradizione psichiatrica tibetana, la possessione ad opera di spiriti maligni è una delle cause principali della malattia mentale. Il trattamento, secondo questo approccio religioso e magico, comprende pratiche rituali come l'utilizzazione e l'applicazione della via del Dharma (la via che porta al risveglio). La pratica del Dharma permette di porre rimedio a quell'oscuramento emozionale e mentale che produce il male e che impedisce il risveglio. Dei tre umori (venti, bile e flegma), l'aria è quello associato per primo ai disturbi mentali. Nella tradizione dell'Ayurveda, uno dei principali termini per designare la follia è vatula, che significa "gonfio d'aria". Tutte la arie, in quanto correnti di energia, circolano nei canali sottili del corpo eterico, ma la parte più sottile del primo vento principale, il vento che sostiene la vita, rimane immobile all'interno della vena-di-vita collegata al cuore. Questa forza di vita estremamente sottile, il Soklung, forma il supporto principale della coscienza. Il dottor Dhonden spiega che questo vento ha sede sopra la testa e scende poi nel petto. Tra le varie funzioni, esso chiarifica la mente, gli organi di senso e mantiene la coesione mentale. Questa vena-di-vita corrisponde molto probabilmente al nervo vago. Secondo le descrizioni, una parte di questo canale sottile conduce dai polmoni al cuore. La coscienza è turbata e addirittura impazzisce quando, per ragioni diverse, i venti circolano in modo inadeguato o in luoghi inadatti, soprattutto se gonfiano la vena di vita e se si inseriscono in quella parte del cuore dove risiede la forza di vita più sottile. Quando ciò avviene, la forza mentale dell'individuo inizia a disgregarsi, facendo sorgere allucinazioni ed ogni sorta di distorsione nella percezione della realtà. L'approccio tibetano ai problemi mentali fa riferimento al demonio ma, certamente, questo termine è da interpretare in modo simbolico. Esso rappresenta la vasta gamma di forze ed emozioni che normalmente stanno oltre il controllo cosciente ed impediscono il benessere e lo sviluppo spirituale. Queste forze vanno dalle tendenze sottili innate ed inconsce, a quelle pulsioni irresistibili che sono i desideri e i bisogni repressi dell'uomo. Nel suo insieme, l'approccio psicosomatico della medicina tibetana è molto istruttivo: la mente è percepita come l'origine della malattia e del benessere. La medicina tibetana integra le tecniche mentali, spirituali e mistiche di guarigione con pratiche di medicina ordinaria. Nel trattamento psichiatrico confluisce tutta la gamma delle pratiche, in modo da non accentuare né l'approccio psicologico, né l'approccio fisiologico, né quello ambientale, ma accogliendo ognuno di essi come modello di trattamento globale. I primi precetti della medicina moderna esistevano già nel sistema tibetano: l'arte di alimentarsi (naturoterapia) è concepita in funzione dei suoi effetti e del suo potere curativo. I trattamenti con il colore (cromoterapia), la temperatura, il tipo di ambiente più favorevole vengono indicati secondo i vari tipi umorali e viene particolarmente sottolineata l'importanza dello stato d'animo dei medici, dei terapeuti, del personale curante, degli amici e dei parenti. Questo tipo di trattamento fece irruzione nella visione terapeutica occidentale, in particolare con i Greci e i Romani, che ne beneficiarono nel loro approccio alla follia. Purtroppo la negazione del ruolo della mente fece sì che questo insieme di trattamenti fosse dimenticato, fino alla sua riscoperta ai nostri giorni. Esistono dei metodi di terapia mentale che escono dal modesto quadro di questo libro e che furono impiegati ed insegnati dal Buddha; non si trattava di una psicanalisi religiosa, ma di una trasformazione del se attraverso l'etica, la meditazione, la saggezza. Vi si ritrova la concezione originale della malattia secondo l'insegnamento del Buddha: l'essere umano è catturato dai tre veleni (l'attaccamento, cioè il desiderio a tutti i livelli, la collera e la ignoranza). Terry Clifford precisa che sviluppando la padronanza della mente e le possibilità di concentrazione, l'uomo può raggiungere stati di meditazione profonda che approdano infine all'Illuminazione. Un simile stato di coscienza trascende il pensiero discorsivo: esso è mistico nel senso che supera la dualità del sé e procura un'esperienza di gnosi diretta della verità e della non-dualità. A suo tempo Buddha affermava che una delle quattro grandi sofferenze era la nascita: nella medicina tibetana si riconosce non solamente la natura traumatica della nascita, ma anche la sofferenza traumatica che si prova nell'utero, un approccio completamento diverso dalla concezione occidentale. La psicologia occidentale riconosce il carattere traumatico della nascita ma non i diversi stati di coscienza che può attraversare il feto, benché questi siano stati osservati da tutti i terapeuti che hanno fatto regredire la coscienza dell'individuo fino all'interno del ventre materno. Così la tradizione tibetana traduce precisamente le diverse sofferenze e gli stati di coscienza della vita intrauterina. La medicina tibetana è la "terapia di diamante": questo simbolo ci ricorda che se vogliamo comprendere, guarire gli altri ed essere guariti, dobbiamo associare la nostra tecnologia medica ai concetti di mente e di struttura multidimensionale dell'essere umano, così come furono insegnati dai tibetani e da altre tradizioni come quella degli indiani d'America.
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